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Messa in Do maggiore

messa in musica in avvento a Bologna

Baldassarre Galuppi, nato a Burano (per questo detto il Buranello).

Benedetto Marcello notò le doti del giovane compositore e lo indirizzò alla scuola di Antonio Lotti.

Galuppi era nella sua epoca molto famoso per le sue opere, sia buffe che serie, per i suoi lavori sacri e per la musica per tastiera. Il suo stile melodico, elegante e flessibile s’incontrò con la poetica del Goldoni: questa collaborazione segnò la nascita e la diffusione in tutta Europa (dopo il 1749) del dramma giocoso.

Dopo una lunga carriera, anche all’estero, in età matura divenne maestro di cappella e organista nella basilica di San Marco.

La sua produzione musicale comprende, oltre a quella per il teatro, numerose composizioni sacre, fra cui la Messa breve in Do maggiore, che verrà eseguita in questa celebrazione liturgica.

Missa Secunda Pontificalis

quarta edizione dell avvento in musica

La Messa che viene eseguita in questa occasione, la Secunda Pontificalis, dedicata al fratello Marziano, fa parte delle 25 Messe composte per il servizio liturgico. Vi traspaiono a volte spunti wagneriani e veristi, coniugati all’ossequio barocco dei finali.

Don Lorenzo Perosi , precoce talento dal curriculum prestigioso é maestro di Cappella nella Basilica di San Marco a Venezia dal ’94 al ’98 – e direttore della Cappella Sistina dal 1898 al 1952. L’iperattività porta don Lorenzo ad una terribile crisi che lo esaurisce fisicamente e psichicamente, costringendolo dal 1915 al 1923 ad un riposo forzato; si riprende, e continua l’intensa attività di direttore e compositore. Nel 1930 è nominato Accademico d’Italia. Scrive un monumentale ciclo di Oratori sulla vita di Cristo.

La materia musicale degli oratori colpisce per lo strano e suggestivo eclettismo col quale accosta echi veristici, atteggiamenti wagneriani, costruzioni di tipo barocco ed echi della grande polifonia italiana (soprattutto Carissimi). Sul versante della musica liturgica Perosi scrive con inesausta spontaneità per tutta la vita: invece di rifarsi a utopistici concetti neopalestriniani, sceglie il linguaggio del suo tempo depurandolo da falsi residui romantici e da ambiziose filiazioni barocche.

I risultati più felici si notano in alcune messe (Prima e Secunda Pontificalis, la stupenda Messa da Requiem a tre voci pari) che vivono di autentica ispirazione e sono perfettamente equilibrate rispetto alle esigenze liturgiche.

Messa del Nonno per coro e orchestra

La Messa dei poveri e la Messa del nonno, il cui manoscritto data Monte Castello, agosto 1992, appartengono alle composizioni per la liturgia di Padre Santucci. La partitura in Do maggiore, che esclude i solisti, regge il forte impianto corale sopra un notevole fondamento orchestrale, che in più passi acquisisce anche una certa autonomia dal canto e quindi dal testo stesso. La scrittura corale, spesso tenacemente omoritmica e quindi volutamente rispettosa del sacro testo, sa aprirsi, qua e là, a squarci contrappuntistici, pochi, di grande efficacia.

Se il Kyrie spicca per un rigore declamatorio che varia di ben poco i valori delle note, il brevissimo Sanctus (che cita la mozartiana Messa dell’incoronazione) comincia alquanto spaziato quasi per permettere al breve Agnus Dei di estendersi. il Gloria, fornito di un bellissimo Laudamus, e il Credo, un Allegro maestoso capace di moderarsi nel tempo. Circa il titolo, l’autore usava dire che lo stile compositivo adottato era una summa dei grandi maiores, antenati, insomma “nonni” della musica d’Occidente (a cominciare da Bach). Frequentemente eseguita nella Basilica dei Servi, anche nel corso della liturgia. La Messa del Nonno rivive oggi per Avvento in Musica.

Missa Luba

La Missa Luba è composta dai canoni della Messa latina cantata in stili tradizionali della Repubblica Democratica del Congo. Fu composta da padre Guido Haazen, frate francescano proveniente dal Belgio. Originariamente eseguita senza partitura, fu registrata nel 1958 da Les Troubadours du Roi Baudouin, un coro di adulti e bambini della città congolese di Kamina nella provincia di Katanga. La musica per la Messa non è stata scritta. Padre Haazen ha trascritto nel 1969 la versione registrata nel 1964 rispondendo alla richiesta dei cori che volevano eseguirla.

La Missa Luba ha avuto alla sua uscita una risonanza mondiale risultando la “più riuscita” di molte messe scritte in lingua non latina degli anni ’50 e ’60. Essa eclissa la precedente Messe des Savanes (1956) composta dall’Abate Robert Wedraogho in Alto Volta (ora Burkina Faso ); ha dato origine a numerose imitazioni, tra cui la Misa Criolla (1964) composta da Ariel Ramírez e dalla Misa Flamenca (1966) di Ricardo Fernández de Latorre e José Torregrosa. Con i suoi ritmi e la sua vocalità assai lontani dalla tradizione classica della musica liturgica la Missa Luba rappresenta un diverso modo di esprimere la preghiera e la spiritualità. In questa ottica e coerentemente con il proprio intento di divulgare le diverse forme e stili Messa in Musica propone l’esecuzione di questa opera. Per l’accompagnamento dei momenti liturgici fuori dall’Ordinarium verranno eseguiti i brani Mungu ni pendo, Bonse aba e African Alleluja, tratti dalla tradizione religiosa africana.

Missa “Jesu Redemptor” Op. 5

Adolf Kaim, faceva parte del gruppo del movimento ceciliano tedesco, così chiamato in onore di Santa Cecilia, patrona della musica. Questo movimento, diffuso tra il XIX e il XX secolo, soprattutto in Italia, Francia e Germania, fu una risposta all’abbandono della musica gregoriana e polifonica rinascimentale dalle celebrazioni liturgiche, a favore di uno stile più vicino alla musica operistica.

Principale criterio delle nuove composizioni doveva essere una maggiore sobrietà, oltre alla ricerca, attraverso il canto, della partecipazione alla liturgia da parte dell’assemblea dei fedeli. è il caso di questa messa a 4 voci e strumenti chiamata “Jesu Redemptor op. 5”

Messe Basse

Prima di scoprire la musica romantica del suo tempo, il giovane Gabriel Fauré si dedicò alla musica sacra con un’impronta di notevole originalità nella scrittura. Senza grandi pause, che denotano l’influenza del canto gregoriano, accostate a slanci lirici di sapore delicatamente romantico. Con la Messe Basse Fauré mette in musica un particolare tipo di celebrazione liturgica, che si svolgeva in forma semplificata, contrapponendosi a quella cosiddetta “alta” o solenne.

Nella versione di Fauré, Gloria e Credo sono omessi, mentre largo spazio viene lasciato a Sanctus, Benedictus e Agnus Dei. Il canto del Credo e dell’Alleluia vengono qui sostituiti da note melodie gregoriane. Nei mottetti per voci femminili e organo, che sono qui destinati al Proprium Missae, prevalgono tenerezza e serenità, una malinconia composta, intimamente romantica, il ripudio di facili effetti per privilegiare una chiarezza espressiva. La finezza della melodia e la densità raffinata dell’armonia creano un insieme di enorme efficacia, un messaggio intimistico che scaturisce dall’interiore e tende verso la purezza dell’idea musicale.